Alberico Di Cecco: «Non sono un dopato. I sacrifici di una vita parlano per me»

 DA www.PRIMADANOI.IT



20 anni di sacrifici che rischiano di andare a monte, insieme ad un possibile danno d’mmagine cui sta cercando di porre rimedio rispondendo di continuo alle domande dei giornalisti, con lo scopo di fugare ogni dubbio, ormai da giorni.
Sono ormai due giorni che Alberico Di Cecco è su tutti i giornali del mondo per questa indagine che è al momento tutta ancora da chiarire e soltanto alle sue fasi iniziali.
E, infatti, è molto difficile parlare con lui al telefono, perché il suo numero è costantemente occupato. Alla fine, Alberico Di Cecco preferisce non rilasciare dichiarazioni a Primadanoi.it, affermando che ciò che aveva da dire lo ha già affidato ad un comunicato stampa.
La posizione del maratoneta abruzzese è chiara. Non ci sta a passare per “il dopato”, lui che si è sempre tenuto lontano da certi giri, che ha raggiunto ciò che ha in modo onesto e scevro di imbrogli.
Di Cecco nega in maniera decisa di aver assunto medicinali proibiti, e allora è facile che - a giudicare dalle sue parole - possa farsi strada in qualcuno anche il sospetto che ci si trovi di fronte ad un complotto o magari un errore.
Chissà.
Spetterà alla Procura di Torre Annunziata il compito di procedere e verificare tutto. Alberico Di Cecco è tranquillo, sostiene di avere la coscienza a posto, e si trincera dietro ad un no comment quando gli viene chiesto della perquisizione subita nella sua casa di Civitella Messer Raimondo.
La famigerata telefonata intercettata è relativa ad un colloquio con uno degli investigati: dunque, quella su Di Cecco sarebbe un’indagine di riflesso.
Più volte la stampa è stata in grado di creare fenomeni abnormi, con una voglia di cronaca ai limiti della morbosità, e molto spesso anche oltre i limiti.
Marco Pantani è la rappresentazione estrema di questo fatto e delle conseguenze che esso può avere.
Psicologia a parte, l’auspicio è che non ci si accanisca senza elementi chiari ed inconfutabili cercando di sbattere a tutti i costi il mostro in prima pagina, sia che risulti innocente sia che risulti colpevole, ma si vada avanti in maniera corretta e responsabile, basandosi su elementi concreti.
Lo impone la deontologia giornalistica, ma anche il rispetto della persona. Di qualunque persona.

Massimo Giuliano 22/04/2006 8.24
 

 

Hit Counter     apri tutta la pagina

CICLISMO Giro del Trentino
Ciclone doping arrestato Masiani diesse della VCA

TRENTO - Ciclone doping sul Giro del Trentino. Mercoledì a Castello Tesino è stato arrestato Daniele Masiani, 56 anni, diesse della V.C.A. Otc - Jessica ­ Pratesi - Colz, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Torre Annunziata che aveva portato all’esecuzione, da parte dei Carabinieri, di 10 misure cautelari con 7 arresti e 3 provvedimenti di obbligo di dimora nel comune di residenza per traffico di anabolizzanti. Tra gli arrestati, Leonardo Guidi, 32 anni, ex pro’; tra gli atleti con obbligo di dimora il maratoneta azzurro Alberico Di Cecco. A Masiani, che si è subito autosospeso dall’incarico in seno alla squadra, sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Ieri al Giro del Trentino lo spagnolo David Munoz Baron ha regolato in volata, a Tione, un gruppetto di sei unità. Oggi conclusione per velocisti ad Arco. Cunego ad un passo dal trionfo.

GIRO DEL TRENTINO - 3ª tappa
(Romeno-Tione, 169 km): 1. Munoz (Spa) 4h01'42'', media 41,903 km/h; 2. Kuchynski (Bie) st, 3. Pidgornyy (Ucr); 11. Cunego a 49”; 31. Simoni st. Classifica generale: 1. Cunego; 2. L. Mazzanti a 4''; 3. Ratti a 8''; 8. Simoni a 37''. Oggi: ultima tappa Tione-Arco, 172 km.

 

da IL MESSAGGERO Venerdì 21 Aprile 2006

di CECCO E LA BUFERA-DOPING

«Sono sereno, ho la coscienza pulita»

PESCARA - Il legale di Alberico Di Cecco presenterà oggi istanza di sospensione dell'obbligo di dimora dell'atleta, indagato per un presunto traffico di sostanze dopanti. «Sono contento delle tante testimonianze di affetto- dice Di Cecco- L’arrivo dei Nas mi ha spaventato, ho temuto fosse successo qualcosa ai miei genitori. Poi mi sono tranquillizzato. Ho la coscienza pulita».

 

Di Cecco urla la sua innocenza «Sono pulito e sereno Mai preso sostanze proibite»

di MILA CANTAGALLO

PESCARA - L'avvocato Tommaso Marchese, difensore di Alberico Di Cecco, presenterà oggi istanza di sospensione della misura cautelare dell'obbligo di dimora dell'atleta, indagato nell'inchiesta su un presunto traffico di sostanze anabolizzanti che ha portato all'arresto di sette persone in varie regioni. La richiesta, se accolta, permetterà all'atleta di partecipare domenica ai campionati italiani di maratona di Padova. Anche ieri il campione si è allenato per le strade di Civitella Messer Raimondo, il paese in cui vive con la moglie Anna Micaela. La loro casa, una elegante villa con vista sulla Maiella, da due giorni è meta di visite da parte di amici e conoscenti. «Sono contento delle tante testimonianze di affetto -ammette il maratoneta- in queste zone sanno dell'impegno e della costanza con le quali mi sono sempre preparato, puntando solo sulla volontà e la forza del mio fisico». Alberico è calmo e sorridente come il giorno precedente, quando l'arrivo dei carabinieri del Nas lo ha svegliato all'improvviso: «La presenza dei militari mi ha spaventato -racconta- ho temuto fosse successo qualcosa ai miei genitori e quando mi hanno detto che si trattava del Nucleo Antisofisticazioni mi sono tranquillizzato. L'esito del controllo nella mia abitazione è stato negativo. Sto affrontando questa spiacevole vicenda con tranquillità perché ho la coscienza pulita e lo dimostrerò quando la giustizia avrà fatto il suo corso. Questa mattina, confesso di aver avuto un attimo di sconforto quando ho letto i giornali, il mio nome era su tutte le prime pagine dove a volte non sono finito neanche per imprese sportive meritevoli». A far scivolare il nome di uno degli atleti di punta della nazionale azzurra nell’inchiesta, è stata una telefonata fatta a Di Cecco da Salvatore Cascone, titolare di una palestra di Angri (Salerno), nel febbraio 2005, dopo la vittoria della maratona di Roma. L'atleta ripete che si è trattato di una normale conversazione tra persone del mondo dello sport, durante la quale ha ricevuto i complimenti di Cascone per il successo capitolino. Per l'olimpionico parlano anche i fatti: in tutte le competizioni da lui disputate è stato sottoposto ai controlli antidoping che si sono rivelati sempre negativi. «Nell'ultima maratona di New York accanto ad Alberico c'ero anche io» aggiunge l'avvocato Tommaso Marchese, legale dell'atleta nonchè componente della commissione internazionale antidoping del Ministero dell'Interno. Se l'istanza di Marchese sarà accolta dal gip Mirando, l'atleta potrà correre a Padova, ma Alberico non è più sicuro di voler partecipare: «Tengo molto a questo appuntamento -spiega- ma presentandomi in un momento così difficile avrei troppe pressioni addosso, dovrei fuggire da domande e sguardi indiscreti, e non è nel mio stile sottrarmi alla gente». E mentre preannuncia che oggi prenderà una decisione, alla sua porta bussa l'ennesimo sostenitore, un maestro in pensione Fara San Martino: «Lo conosco da quando era bambino -ammonisce- questo ragazzo è pulito come un panno bianco steso al sole!».

 

 

da IL TEMPO

 

CHIETI — Alberico Di Cecco, uno dei più forti maratoneti italiani, nono alle Olimpiadi di Atene e trionfatore

della maratona di Roma del 2005, è coinvolto in un'inchiesta antidoping della Procura della Repubblica di Torre Annunziata che ha emesso otto ordinanze di custodia e tre obblighi di dimora in seguito alla scoperta di un traffico di anabolizzanti. All'abruzzese Di Cecco, considerato attualmente il più forte maratoneta italiano dopo Stefano Baldini e uno dei migliori di sempre, è stato imposto l'obbligo di dimora nel Comune di residenza, Fara San Martino, in provincia di Chieti. Proprio ieri Di Cecco ha compiuto 32 anni.

 

 

da La Repubblica

ATLETICA: DI CECCO INQUISITO PER DOPING

L'ombra del doping su uno dei maratoneti italiani più forti. Alberico Di Cecco nono alle Olimpiadi di Atene e trionfatore della maratona di Roma del 2005, è coinvolto in un'inchiesta antidoping della Procura della Repubblica di Torre Annunziata che ha emesso otto ordinanze di custodia e tre obblighi di dimora in seguito alla scoperta di un traffico di anabolizzanti.
All'abruzzese Di Cecco, considerato attualmente il più forte maratoneta italiano dopo Stefano Baldini e uno dei migliori di sempre, è stato imposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza (Fara San Martino, in provincia di Chieti). 19/04/06 (Spr)

 

da La Gazzetta dello sport

Doping: inchiesta per Di Cecco

 

Il maratoneta, nono ad Atene, imposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza. Difficile la sua partecipazione alla prova tricolore di domenica prossima. Otto arresti nell'indagine

Alberico Di Cecco, 32, vincitore a Roma 2005. Reuters

Alberico Di Cecco, 32, vincitore a Roma 2005. Reuters

PESCARA, 19 aprile 2006 - Domenica avrebbe dovuto correre la maratona di Padova, valida per il titolo tricolore, e lui conta di non mancare all'appuntamento. Il progetto però non sembra dei più realizzabili, dato che Alberico Di Cecco, nono alle Olimpiadi di Atene e trionfatore della maratona di Roma del 2005, è coinvolto in un'inchiesta antidoping della Procura della Repubblica di Torre Annunziata che gli ha imposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza, Fara San Martino, in provincia di Chieti.

Il maratoneta, che proprio oggi compie 32 anni, al telefono dice di ritenersi del tutto estraneo alle accuse che gli vengono mosse, ma nell'inchiesta, che ha portato al sequestro di tre palestre, figurano anche tre ciclisti professionisti. Secondo quanto si è appreso, Di Cecco - tra febbraio e marzo dell'anno scorso - avrebbe avuto contatti con il titolare di una palestra di Angri (Sa) con il quale avrebbe concordato l'acquisto di non meglio precisate "sostanze dopanti" mai sequestrate, ma del cui uso gli investigatori avrebbero avuto conferma attraverso intercettazioni telefoniche.

Nel complesso sono state emesse 8 ordinanze di custodia e 3 obblighi di dimora. Tra gli arrestati figura Leonardo Guidi, 32 anni, toscano e fratello del più celebre Fabrizio, professionista per due anni (partecipò anche a una Vuelta), dal 2001 non più tesserato, ma che ha continuato l'attività a livello amatoriale. Altri due corridori professionisti coinvolti, e destinatari dell'obbligo di dimora, sono Clemente Cavaliere, di 27 anni, residente a Montoro Superiore (Av), professionista tesserato con la società Aerospace Engeneering, e Michele Scotto D'Abusco, di Ischia (Na): fu licenziato in tronco nel giugno del 2005 dalla Lampre-Caffita, la squadra di Beppe Saronni, dopo il riscontro di valori ematici fuori norma nel corso del Giro del Delfinato in Francia. Quest'anno era stato tesserato per la Ceramica Flaminia.

da Il Mattino  20 04 2006

AMALIA DE SIMONE MICHELE INSERRA Ciclismo e doping, è stato raggiunto dall’ordinanza che lo obbliga agli arresti domiciliari anche il ciclista professionista modenese Maurizio Vandelli, ieri irreperibile. I carabinieri lo hanno rintracciato mentre rientrava dall’Austria. E da ieri sono partiti controlli a tappeto in tutte le palestre per verificare se non esista una rete di distribuzione più vasta di sostanze dopanti. Intanto, vuole partecipare a tutti costi ai campionati assoluti, che si terranno a Padova, ALBERICO Di Cecco, l’atleta vincitore l’anno scorso della maratona di Roma coinvolto nell’inchiesta della procura di Torre Annunziata sul traffico di anabolizzanti. Il suo legale Tommaso Marchese ha presentato al gip un’istanza di sospensione del provvedimento cautelare (un obbligo di dimora) per consentirgli di partecipare alla gara. Giovanni e Salvatore Cascone (padre e figlio) sono invece accusati di essere i venditori all’ingrosso di dopanti. Sull’ipotesi che la vittoria di Di Cecco possa essere invalidata l’avvocato Marchese replica che il suo assistito, dopo la maratona di Roma fu sottoposto ai controlli antidoping che diedero risultato negativo e che i farmaci sequestrati nella sua abitazione erano scaduti. Inoltre precisa che la conversazione intercettata, in cui Cascone si pavoneggiava con Di Cecco attribuendosi parte del merito della vittoria, aveva tono scherzoso. Intanto le indagini proseguono e si concentrano su altri due ciclisti professionisti, un 23enne di Sassuolo vincitore l’anno scorso della settimena ciclistica lombarda, un 34enne trentino tesserato con una società belga. Entrambi sarebbero stati in contatto con i due grossisti di Angri. Nel registro degli indagati anche il titolare di una palestra di Montoro Superiore e il legale dei Cascone. L’avvocato del foro di Nocera avrebbe dato consigli telefonici al suo assistito Salvatore Cascone: «Liberati subito di quella roba. Ci stanno addosso», avrebbe detto. L’ipotesi di reato a suo carico è favoreggiamento. I due non sono iscritti nel registro degli indagati. L’inchiesta ha finora individuato i due procacciatori di farmaci dopanti, Salvatore e Giovanni Cascone, finiti in galera, un carabiniere, Emanuele Sponsa, che secondo l’inchiesta commerciava in anabolizzanti, il direttore sportivo di una società ciclistica, Daniele Masiani, il titolare di una palestra in Calabria, Carmelo Tropeano e i ciclisti Leonardo Guidi, Maurizio Vandelli e Carmine Galletta. Oltre a Di Cecco sono sottoposti all’obbligo di dimora anche i ciclisti Clemente Cavaliere e Michele Scotto D’Abusco. «Clemente Cavaliere - afferma il suo difensore, ALBERICO Villani - è accusato di avere utilizzato sostanze anabolizzanti e non di aver trafficato le stesse sostanze e gli elementi indiziari nei suoi confronti nascono da alcuni sms telefonici intercettati dagli inquirenti, di questi messaggi deve essere ancora accertata la sicura riconducibilità al mio cliente».

    da   Il Mattino       20/04/2006

«Sì all’incredibile Hulk» è il farmaco dei miracoli



AMALIA DE SIMONE Torre Annunziata. «Di Cecco meglio dei keniani»: fu l’orgoglioso titolo di quasi tutti i giornali per celebrare il 13 marzo 2005, la vittoria alla maratona di Roma dell’astro nascente dell’arma dei carabinieri ALBERICO Di Cecco. E invece, quell’alloro aveva il trucco: tutto merito «dell’incredibile Hulk» (così venivano chiamati in gergo i farmaci dopanti), almeno stando alle intercettazioni telefoniche che hanno incastrato il maratoneta e altri quattro ciclisti professionisti. L’atleta abruzzese appena terminata la gara telefonò ad Angri: «Grazie, l’abbiamo azzeccato!», disse a Salvatore e Daniele Cascone titolari della palestra «Michelangelo» e secondo l’inchiesta del pm della procura di Torre Annunziata Immacolata Sica, grossisti di anabolizzanti. Inquietanti complimenti reciproci tra il trionfatore di Roma che quando non gareggia indossa una divisa da tutore della legge e gli «amici» che gli avevano consigliato «l’aiutino». Una rimonta nel finale sugli atleti keniani con uno scatto sull'ultima salita attorno al Colosseo: il carabiniere vinse con il tempo record di 2h08’02’’ cioè la seconda miglior prestazione assoluta dell'anno ed il terzo miglior tempo di un italiano nella maratona. Di Cecco è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora come anche per i ciclisti Michele Scotto D’Abusco e Clemente Cavaliere mentre il modenese della società ciclistica «Arbo Resch & Frisch Eybl» Maurizio Vandelli (irreperibile) e il pistoiese Leonardo Guidi sono finiti agli arresti domiciliari. L’ischitano Michele Scotto D’Abusco è stato recentemente licenziato dalla squadra «Lampre-Saeco» di Beppe Saronni. Secondo le indagini, gli sportivi professionisti si fornivano direttamente dai due Cascone e nelle intercettazioni emerge una certa competenza sui modi di somministrazione e sul dosaggio dei farmaci. Ordinazioni specifiche a seconda della gara da affrontare e farmaci differenziati per periodi e stagioni. Più sprovveduti, invece, i normali frequentatori delle palestre sequestrate dai carabinieri nel corso dell’operazione che pur di vedersi in breve tempo forti e muscolosi ricorrevano a sostanze proibite consigliate dai fornitori: i colloqui telefonici spiati hanno infatti portato alla luce conversazioni di dilettanti sportivi che dopo aver consumato farmaci anabolizzanti si sono sentiti male e a lungo andare avvertivano scompensi e fastidi di vario genere: dolori di stomaco, fiacchezza, mal di testa e anche problemi sessuali. I consumatori non abituali comparsi nelle intercettazioni non sono stati identificati come non è stato ancora identificato un finanziere del Salernitano coinvolto nelle indagini.

 

 

Ciclismo e doping, un carabiniere nella banda

L’indagine cominciata un anno fa, ad Angri le prime verifiche

 



MICHELE INSERRA Castellammare. Traffico di anabolizzanti: sette arresti, c'è anche un carabiniere di Angri. È bufera nel mondo sportivo. Indagati quattro ciclisti professionisti (uno al momento è irreperibile), un corridore amatoriale, un podista, un direttore tecnico, e i titolari di palestre di Angri, Montoro Superiore, nell’Avellinese, e Siderno, in provincia di Reggio Calabria. La svolta viene dall’inchiesta dei carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate e del pm della procura di Torre Annunziata, Immacolata Sica. Secondo gli investigatori nella banda sono implicati anche due carabinieri: Emiliano Sponza, 35 anni, di Angri (che lavora presso la compagnia di Nocera) e avrebbe fatto da intermediario tra una palestra di Angri e gli atleti e ALBERICO Di Cecco, 32 anni, abruzzese di Fara San Martino, podista che aveva vinto la maratona di Roma dello scorso anno. Un trofeo su cui ora si addensano nubi, almeno a quanto emerge dalle intercettazioni. Sponza è finito agli arresti domiciliari, a Di Cecco è stato notificato l’obbligo di dimora. Il punto di riferimento era la palestra «Michelangelo Fitness» (da cui il nome dell'operazione), di via De Goti, ad Angri. A gestirla Giovanni e Salvatore Cascone, padre e figlio, di 67 e 34 anni, di Sant’Antonio Abate. L’indagine prende le mosse il 2 febbraio 2005, quando viene intercettata una telefonata tra il capoclan di Angri, Pietro Galasso e un ciclista. Al casello di Angri i carabinieri arrestano il ciclista professionista molisano, Graziano Recinella. In auto trenta grammi di cocaina e sostanze anabolizzanti. Da qui scatta il blitz nella palestra e nelle abitazioni dei Cascone: vengono rinvenute oltre diecimila dosi di anabolizzanti provenienti da Cina, Giappone, Germania e Usa. Recinella, che nel frattempo trascorre tre mesi a Poggioreale, inizia a fornire un contributo alle indagini. Parte l'operazione «Michelangelo». In carcere finiscono i due già citati titolari della palestra di Angri; ai domiciliari Daniele Masiani, 56 anni, di Campi Bisenzio, direttore sportivo della società di ciclismo professionistico «V.C.A. OTC-Jessica-Pratesi-Colz». E ancora: Emiliano Sponza, amico di Salvatore Cascone; il culturista Carmelo Tropeano, 50 anni, calabrese di Siderno, titolare della palestra «Lillo body line»; Carmine Galletta, 30 anni, ciclista amatoriale di Pomigliano d'Arco e Leonardo Guidi, 31 anni, pisano di Pontedera, ciclista professionistao. Mentre la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel comune di residenza è stata applicata al maratoneta ALBERICO Di Cecco, a Michele Scotto D’Abusco, 23 anni, di Ischia, ciclista professionista, licenziato dalla «Lampre-Saeco» di Beppe Saronni ha trovato successivamente un contratto nella «Ceramiche Flaminia» e Clemente Cavaliere, 27 anni, di Montoro Superiore, ad Avellino, ciclista professionista tesserato con la «Aerospace Engeneering». Risulta irreperibile Maurizio Vandelli, modenese di 41 anni, ciclista professionista della «Arbo Resch & Frisch Eybl». Per una dodicesima persona, titolare di una palestra di Montoro Superiore, ma originario di Cava de’ Tirreni, il gip non ha firmato il mandato di cattura, in quanto si è detto non competente per territorio, investendo dell’indagine la procura di Avellino. Altre sei persone risultano, invece, indagate.

 

 

 

 

da  Il Mattino 21/04/2006
 

Chiudi  

 

Doping, indagati un avvocato e un poliziotto

 
 



AMALIA DE SIMONE MICHELE INSERRA Vuole partecipare a tutti costi ai campionati assoluti che si terranno a Padova ALBERICO Di Cecco, l’atleta vincitore l’anno scorso della maratona di Roma coinvolto nell’inchiesta della procura di Torre Annunziata sul traffico di anabolizzanti. Il suo legale Tommaso Marchese ha presentato al gip un’istanza di sospensione del provvedimento cautelare (un obbligo di dimora) per consentirgli di partecipare alla gara. Di Cecco appartenente alla squadra dell’arma dei carabinieri, è accusato di ricettazione e condotta autodoping. Il filone d’indagine che lo riguarda investe anche la competizione internazionale che si è aggiudicato un anno fa: infatti dall’ordinanza richiesta dal pm Immacolata Sica, emergerebbero contatti tra il campione e i due principali indagati Giovanni e Salvatore Cascone (padre e figlio) accusati di essere venditori all’ingrosso dei farmaci dopanti. Sull’ipotesi che la vittoria di Di Cecco possa essere invalidata l’avvocato Marchese replica che il suo assistito, dopo la martatona di Roma fu sottoposto ai contolli antidoping che diedero risultato negativo e che i farmaci sequestrati nella sua abitazione erano scaduti. Inoltre precisa che la conversazione intercettata dai carabinieri in cui Cascone si pavoneggiava con Di Cecco attribuendosi parte del merito della vittoria, aveva tono scherzoso. Intanto è stato raggiunto dall’ordinanza che lo obbliga agli arresti domiciliari anche il ciclista professionista modenese Maurizio Vandelli,ieri irreperibile. I carabinieri lo hanno rintracciato mentre rientrava dall’ Austria. Le indagini proseguono e si concentrano su altri due ciclisti professionisti un 23enne di Sassuolo vincitore l’anno scorso della settimana ciclistica lombarda, un 34 enne trentino tesserato con la società belga “Quick Step – Innergetic”. Entrambi sarebbero stati in contatto con i due grossisti di Angri. Nel registro degli indagati figura anche il titolare di una palestra di Montoro Superiore e il legale dei Cascone. L’avvocato del foro di Nocera, avrebbe dato consigli telefonici al suo assistito Salvatore Cascone: «Liberati subito di quella roba. Ci stanno addosso», avrebbe detto nella conversazione. L’ipotesi di reato a suo carico è favoreggiamento. Il pm sta valutando le loro posizioni e intanto tiene d’occhio anche un finanziere e un poliziotto dell’Agro Nocerino. I due esponenti delle forze dell’ordine non sono iscritti nel registro degli indagati. L’inchiesta della procura torrese ha finora individuato i due procacciatori di farmaci dopanti Salvatore e Giovanni Cascone, finiti in galera, un carabiniere, Emanuele Sponsa, che secondo l’inchiesta come seconda attività commerciava in anabolizzanti, un direttore sportivo di una società ciclistica, Daniele Masiani, il titolare di una palestra ella provincia di Reggio Calabria Carmelo Tropeano e i ciclisti Leonardo Guidi, Maurizio Vandelli e Carmine Galletta. Oltre a Di Cecco sono sottoposti all’obbligo di dimora anche i ciclisti Clemente Cavaliere e Michele Scotto D’Abusco.