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Alberico Di Cecco: «Non sono un dopato. I
sacrifici di una vita parlano per me»
DA www.PRIMADANOI.IT
20 anni di sacrifici che rischiano di andare a
monte, insieme ad un possibile danno d’mmagine
cui sta cercando di porre rimedio rispondendo di
continuo alle domande dei giornalisti, con lo
scopo di fugare ogni dubbio, ormai da giorni.
Sono ormai due giorni che Alberico Di Cecco è su
tutti i giornali del mondo per questa indagine
che è al momento tutta ancora da chiarire e
soltanto alle sue fasi iniziali.
E, infatti, è molto difficile parlare con lui al
telefono, perché il suo numero è costantemente
occupato. Alla fine, Alberico Di Cecco
preferisce non rilasciare dichiarazioni a
Primadanoi.it, affermando che ciò che aveva da
dire lo ha già affidato ad un comunicato stampa.
La posizione del maratoneta abruzzese è chiara.
Non ci sta a passare per “il dopato”, lui che si
è sempre tenuto lontano da certi giri, che ha
raggiunto ciò che ha in modo onesto e scevro di
imbrogli.
Di Cecco nega in maniera decisa di aver assunto
medicinali proibiti, e allora è facile che - a
giudicare dalle sue parole - possa farsi strada
in qualcuno anche il sospetto che ci si trovi di
fronte ad un complotto o magari un errore.
Chissà.
Spetterà alla Procura di Torre Annunziata il
compito di procedere e verificare tutto.
Alberico Di Cecco è tranquillo, sostiene di
avere la coscienza a posto, e si trincera dietro
ad un no comment quando gli viene chiesto della
perquisizione subita nella sua casa di Civitella
Messer Raimondo.
La famigerata telefonata intercettata è relativa
ad un colloquio con uno degli investigati:
dunque, quella su Di Cecco sarebbe un’indagine
di riflesso.
Più volte la stampa è stata in grado di creare
fenomeni abnormi, con una voglia di cronaca ai
limiti della morbosità, e molto spesso anche
oltre i limiti.
Marco Pantani è la rappresentazione estrema di
questo fatto e delle conseguenze che esso può
avere.
Psicologia a parte, l’auspicio è che non ci si
accanisca senza elementi chiari ed inconfutabili
cercando di sbattere a tutti i costi il mostro
in prima pagina, sia che risulti innocente sia
che risulti colpevole, ma si vada avanti in
maniera corretta e responsabile, basandosi su
elementi concreti.
Lo impone la deontologia giornalistica, ma anche
il rispetto della persona. Di qualunque persona.
Massimo Giuliano 22/04/2006 8.24
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CICLISMO Giro del
Trentino
Ciclone doping arrestato Masiani diesse della VCA
TRENTO - Ciclone doping sul Giro del Trentino. Mercoledì a Castello
Tesino è stato arrestato Daniele Masiani, 56 anni, diesse della V.C.A.
Otc - Jessica Pratesi - Colz, coinvolto nell’inchiesta della Procura
di Torre Annunziata che aveva portato all’esecuzione, da parte dei
Carabinieri, di 10 misure cautelari con 7 arresti e 3 provvedimenti di
obbligo di dimora nel comune di residenza per traffico di anabolizzanti.
Tra gli arrestati, Leonardo Guidi, 32 anni, ex pro’; tra gli atleti con
obbligo di dimora il maratoneta azzurro Alberico Di Cecco. A Masiani,
che si è subito autosospeso dall’incarico in seno alla squadra, sono
stati concessi gli arresti domiciliari.
Ieri al Giro del Trentino lo spagnolo David Munoz Baron ha regolato in
volata, a Tione, un gruppetto di sei unità. Oggi conclusione per
velocisti ad Arco. Cunego ad un passo dal trionfo.
GIRO DEL TRENTINO - 3ª tappa (Romeno-Tione, 169 km): 1. Munoz (Spa)
4h01'42'', media 41,903 km/h; 2. Kuchynski (Bie) st, 3. Pidgornyy (Ucr);
11. Cunego a 49”; 31. Simoni st. Classifica generale: 1. Cunego;
2. L. Mazzanti a 4''; 3. Ratti a 8''; 8. Simoni a 37''. Oggi:
ultima tappa Tione-Arco, 172 km.
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da IL MESSAGGERO Venerdì 21 Aprile 2006
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di CECCO E LA
BUFERA-DOPING
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«Sono sereno,
ho la coscienza pulita» |
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PESCARA - Il legale di
Alberico Di Cecco
presenterà oggi istanza di sospensione dell'obbligo di dimora
dell'atleta, indagato per un presunto traffico di sostanze dopanti.
«Sono contento delle tante testimonianze di affetto- dice Di Cecco-
L’arrivo dei Nas mi ha spaventato, ho temuto fosse successo qualcosa ai
miei genitori. Poi mi sono tranquillizzato. Ho la coscienza pulita».
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Di Cecco urla
la sua innocenza «Sono pulito e sereno Mai preso sostanze proibite»
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di MILA CANTAGALLO
PESCARA - L'avvocato Tommaso Marchese, difensore di
Alberico Di Cecco,
presenterà oggi istanza di sospensione della misura cautelare
dell'obbligo di dimora dell'atleta, indagato nell'inchiesta su un
presunto traffico di sostanze anabolizzanti che ha portato all'arresto
di sette persone in varie regioni. La richiesta, se accolta, permetterà
all'atleta di partecipare domenica ai campionati italiani di maratona di
Padova. Anche ieri il campione si è allenato per le strade di Civitella
Messer Raimondo, il paese in cui vive con la moglie Anna Micaela. La
loro casa, una elegante villa con vista sulla Maiella, da due giorni è
meta di visite da parte di amici e conoscenti. «Sono contento delle
tante testimonianze di affetto -ammette il maratoneta- in queste zone
sanno dell'impegno e della costanza con le quali mi sono sempre
preparato, puntando solo sulla volontà e la forza del mio fisico».
Alberico è calmo e
sorridente come il giorno precedente, quando l'arrivo dei carabinieri
del Nas lo ha svegliato all'improvviso: «La presenza dei militari mi ha
spaventato -racconta- ho temuto fosse successo qualcosa ai miei genitori
e quando mi hanno detto che si trattava del Nucleo Antisofisticazioni mi
sono tranquillizzato. L'esito del controllo nella mia abitazione è stato
negativo. Sto affrontando questa spiacevole vicenda con tranquillità
perché ho la coscienza pulita e lo dimostrerò quando la giustizia avrà
fatto il suo corso. Questa mattina, confesso di aver avuto un attimo di
sconforto quando ho letto i giornali, il mio nome era su tutte le prime
pagine dove a volte non sono finito neanche per imprese sportive
meritevoli». A far scivolare il nome di uno degli atleti di punta della
nazionale azzurra nell’inchiesta, è stata una telefonata fatta a Di
Cecco da Salvatore Cascone, titolare di una palestra di Angri (Salerno),
nel febbraio 2005, dopo la vittoria della maratona di Roma. L'atleta
ripete che si è trattato di una normale conversazione tra persone del
mondo dello sport, durante la quale ha ricevuto i complimenti di Cascone
per il successo capitolino. Per l'olimpionico parlano anche i fatti: in
tutte le competizioni da lui disputate è stato sottoposto ai controlli
antidoping che si sono rivelati sempre negativi. «Nell'ultima maratona
di New York accanto ad Alberico
c'ero anche io» aggiunge l'avvocato Tommaso Marchese, legale dell'atleta
nonchè componente della commissione internazionale antidoping del
Ministero dell'Interno. Se l'istanza di Marchese sarà accolta dal gip
Mirando, l'atleta potrà correre a Padova, ma
Alberico non è più
sicuro di voler partecipare: «Tengo molto a questo appuntamento -spiega-
ma presentandomi in un momento così difficile avrei troppe pressioni
addosso, dovrei fuggire da domande e sguardi indiscreti, e non è nel mio
stile sottrarmi alla gente». E mentre preannuncia che oggi prenderà una
decisione, alla sua porta bussa l'ennesimo sostenitore, un maestro in
pensione Fara San Martino: «Lo conosco da quando era bambino -ammonisce-
questo ragazzo è pulito come un panno bianco steso al sole!».
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da
IL TEMPO
CHIETI — Alberico Di Cecco, uno
dei più forti maratoneti italiani, nono alle Olimpiadi di Atene e
trionfatore |
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della maratona di Roma del 2005,
è coinvolto in un'inchiesta antidoping della Procura della Repubblica di
Torre Annunziata che ha emesso otto ordinanze di custodia e tre obblighi
di dimora in seguito alla scoperta di un traffico di anabolizzanti.
All'abruzzese Di Cecco, considerato attualmente il più forte maratoneta
italiano dopo Stefano Baldini e uno dei migliori di sempre, è stato
imposto l'obbligo di dimora nel Comune di residenza, Fara San Martino,
in provincia di Chieti. Proprio ieri Di Cecco ha compiuto 32 anni. |
da La Repubblica
ATLETICA: DI CECCO INQUISITO PER DOPING
L'ombra del doping su uno dei maratoneti
italiani più forti. Alberico Di Cecco nono alle Olimpiadi di Atene e
trionfatore della maratona di Roma del 2005, è coinvolto in un'inchiesta
antidoping della Procura della Repubblica di Torre Annunziata che ha
emesso otto ordinanze di custodia e tre obblighi di dimora in seguito
alla scoperta di un traffico di anabolizzanti.
All'abruzzese Di Cecco, considerato attualmente il più forte maratoneta
italiano dopo Stefano Baldini e uno dei migliori di sempre, è stato
imposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza (Fara San Martino,
in provincia di Chieti). 19/04/06 (Spr)
da La Gazzetta dello sport
Doping: inchiesta per Di Cecco
Il maratoneta, nono ad Atene, imposto l'obbligo di
dimora nel comune di residenza. Difficile la sua
partecipazione alla prova tricolore di domenica
prossima. Otto arresti nell'indagine
Alberico Di Cecco, 32, vincitore a Roma 2005.
Reuters
PESCARA, 19 aprile 2006 - Domenica avrebbe dovuto
correre la maratona di Padova, valida per il titolo
tricolore, e lui conta di non mancare all'appuntamento.
Il progetto però non sembra dei più realizzabili, dato
che Alberico Di Cecco, nono alle Olimpiadi di Atene e
trionfatore della maratona di Roma del 2005, è coinvolto
in un'inchiesta antidoping della Procura della
Repubblica di Torre Annunziata che gli ha imposto
l'obbligo di dimora nel comune di residenza, Fara San
Martino, in provincia di Chieti.
Il maratoneta, che proprio oggi compie 32 anni, al
telefono dice di ritenersi del tutto estraneo alle
accuse che gli vengono mosse, ma nell'inchiesta, che ha
portato al sequestro di tre palestre, figurano anche tre
ciclisti professionisti. Secondo quanto si è appreso, Di
Cecco - tra febbraio e marzo dell'anno scorso - avrebbe
avuto contatti con il titolare di una palestra di Angri
(Sa) con il quale avrebbe concordato l'acquisto di non
meglio precisate "sostanze dopanti" mai sequestrate, ma
del cui uso gli investigatori avrebbero avuto conferma
attraverso intercettazioni telefoniche.
Nel complesso sono state emesse 8 ordinanze di custodia
e 3 obblighi di dimora. Tra gli arrestati figura
Leonardo Guidi, 32 anni, toscano e fratello del più
celebre Fabrizio, professionista per due anni (partecipò
anche a una Vuelta), dal 2001 non più tesserato, ma che
ha continuato l'attività a livello amatoriale. Altri due
corridori professionisti coinvolti, e destinatari
dell'obbligo di dimora, sono Clemente Cavaliere, di 27
anni, residente a Montoro Superiore (Av), professionista
tesserato con la società Aerospace Engeneering, e
Michele Scotto D'Abusco, di Ischia (Na): fu licenziato
in tronco nel giugno del 2005 dalla Lampre-Caffita, la
squadra di Beppe Saronni, dopo il riscontro di valori
ematici fuori norma nel corso del Giro del Delfinato in
Francia. Quest'anno era stato tesserato per la Ceramica
Flaminia.
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da Il Mattino 20 04 2006
AMALIA DE SIMONE MICHELE INSERRA Ciclismo e doping, è stato raggiunto
dall’ordinanza che lo obbliga agli arresti domiciliari anche il ciclista
professionista modenese Maurizio Vandelli, ieri irreperibile. I carabinieri lo
hanno rintracciato mentre rientrava dall’Austria. E da ieri sono partiti
controlli a tappeto in tutte le palestre per verificare se non esista una rete
di distribuzione più vasta di sostanze dopanti. Intanto, vuole partecipare a
tutti costi ai campionati assoluti, che si terranno a Padova,
ALBERICO Di Cecco, l’atleta vincitore l’anno scorso della
maratona di Roma coinvolto nell’inchiesta della procura di Torre Annunziata sul
traffico di anabolizzanti. Il suo legale Tommaso Marchese ha presentato al gip
un’istanza di sospensione del provvedimento cautelare (un obbligo di dimora) per
consentirgli di partecipare alla gara. Giovanni e Salvatore Cascone (padre e
figlio) sono invece accusati di essere i venditori all’ingrosso di dopanti.
Sull’ipotesi che la vittoria di Di Cecco possa essere invalidata l’avvocato
Marchese replica che il suo assistito, dopo la maratona di Roma fu sottoposto ai
controlli antidoping che diedero risultato negativo e che i farmaci sequestrati
nella sua abitazione erano scaduti. Inoltre precisa che la conversazione
intercettata, in cui Cascone si pavoneggiava con Di Cecco attribuendosi parte
del merito della vittoria, aveva tono scherzoso. Intanto le indagini proseguono
e si concentrano su altri due ciclisti professionisti, un 23enne di Sassuolo
vincitore l’anno scorso della settimena ciclistica lombarda, un 34enne trentino
tesserato con una società belga. Entrambi sarebbero stati in contatto con i due
grossisti di Angri. Nel registro degli indagati anche il titolare di una
palestra di Montoro Superiore e il legale dei Cascone. L’avvocato del foro di
Nocera avrebbe dato consigli telefonici al suo assistito Salvatore Cascone:
«Liberati subito di quella roba. Ci stanno addosso», avrebbe detto. L’ipotesi di
reato a suo carico è favoreggiamento. I due non sono iscritti nel registro degli
indagati. L’inchiesta ha finora individuato i due procacciatori di farmaci
dopanti, Salvatore e Giovanni Cascone, finiti in galera, un carabiniere,
Emanuele Sponsa, che secondo l’inchiesta commerciava in anabolizzanti, il
direttore sportivo di una società ciclistica, Daniele Masiani, il titolare di
una palestra in Calabria, Carmelo Tropeano e i ciclisti Leonardo Guidi, Maurizio
Vandelli e Carmine Galletta. Oltre a Di Cecco sono sottoposti all’obbligo di
dimora anche i ciclisti Clemente Cavaliere e Michele Scotto D’Abusco. «Clemente
Cavaliere - afferma il suo difensore, ALBERICO
Villani - è accusato di avere utilizzato sostanze anabolizzanti e non
di aver trafficato le stesse sostanze e gli elementi indiziari nei suoi
confronti nascono da alcuni sms telefonici intercettati dagli inquirenti, di
questi messaggi deve essere ancora accertata la sicura riconducibilità al mio
cliente».
| da
Il Mattino 20/04/2006 |
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«Sì all’incredibile Hulk» è il farmaco
dei miracoli
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AMALIA DE SIMONE Torre Annunziata. «Di Cecco meglio dei keniani»: fu
l’orgoglioso titolo di quasi tutti i giornali per celebrare il 13 marzo
2005, la vittoria alla maratona di Roma dell’astro nascente dell’arma
dei carabinieri ALBERICO Di
Cecco. E invece, quell’alloro aveva il trucco: tutto merito
«dell’incredibile Hulk» (così venivano chiamati in gergo i farmaci
dopanti), almeno stando alle intercettazioni telefoniche che hanno
incastrato il maratoneta e altri quattro ciclisti professionisti.
L’atleta abruzzese appena terminata la gara telefonò ad Angri: «Grazie,
l’abbiamo azzeccato!», disse a Salvatore e Daniele Cascone titolari
della palestra «Michelangelo» e secondo l’inchiesta del pm della procura
di Torre Annunziata Immacolata Sica, grossisti di anabolizzanti.
Inquietanti complimenti reciproci tra il trionfatore di Roma che quando
non gareggia indossa una divisa da tutore della legge e gli «amici» che
gli avevano consigliato «l’aiutino». Una rimonta nel finale sugli atleti
keniani con uno scatto sull'ultima salita attorno al Colosseo: il
carabiniere vinse con il tempo record di 2h08’02’’ cioè la seconda
miglior prestazione assoluta dell'anno ed il terzo miglior tempo di un
italiano nella maratona. Di Cecco è stato sottoposto alla misura
cautelare dell’obbligo di dimora come anche per i ciclisti Michele
Scotto D’Abusco e Clemente Cavaliere mentre il modenese della società
ciclistica «Arbo Resch & Frisch Eybl» Maurizio Vandelli (irreperibile) e
il pistoiese Leonardo Guidi sono finiti agli arresti domiciliari. L’ischitano
Michele Scotto D’Abusco è stato recentemente licenziato dalla squadra «Lampre-Saeco»
di Beppe Saronni. Secondo le indagini, gli sportivi professionisti si
fornivano direttamente dai due Cascone e nelle intercettazioni emerge
una certa competenza sui modi di somministrazione e sul dosaggio dei
farmaci. Ordinazioni specifiche a seconda della gara da affrontare e
farmaci differenziati per periodi e stagioni. Più sprovveduti, invece, i
normali frequentatori delle palestre sequestrate dai carabinieri nel
corso dell’operazione che pur di vedersi in breve tempo forti e
muscolosi ricorrevano a sostanze proibite consigliate dai fornitori: i
colloqui telefonici spiati hanno infatti portato alla luce conversazioni
di dilettanti sportivi che dopo aver consumato farmaci anabolizzanti si
sono sentiti male e a lungo andare avvertivano scompensi e fastidi di
vario genere: dolori di stomaco, fiacchezza, mal di testa e anche
problemi sessuali. I consumatori non abituali comparsi nelle
intercettazioni non sono stati identificati come non è stato ancora
identificato un finanziere del Salernitano coinvolto nelle indagini.
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Ciclismo e doping, un carabiniere nella
banda |
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L’indagine cominciata un anno fa, ad
Angri le prime verifiche |
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MICHELE INSERRA Castellammare. Traffico di anabolizzanti: sette arresti,
c'è anche un carabiniere di Angri. È bufera nel mondo sportivo. Indagati
quattro ciclisti professionisti (uno al momento è irreperibile), un
corridore amatoriale, un podista, un direttore tecnico, e i titolari di
palestre di Angri, Montoro Superiore, nell’Avellinese, e Siderno, in
provincia di Reggio Calabria. La svolta viene dall’inchiesta dei
carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate e del pm della procura
di Torre Annunziata, Immacolata Sica. Secondo gli investigatori nella
banda sono implicati anche due carabinieri: Emiliano Sponza, 35 anni, di
Angri (che lavora presso la compagnia di Nocera) e avrebbe fatto da
intermediario tra una palestra di Angri e gli atleti e
ALBERICO Di Cecco, 32 anni, abruzzese di Fara San
Martino, podista che aveva vinto la maratona di Roma dello scorso anno.
Un trofeo su cui ora si addensano nubi, almeno a quanto emerge dalle
intercettazioni. Sponza è finito agli arresti domiciliari, a Di Cecco è
stato notificato l’obbligo di dimora. Il punto di riferimento era la
palestra «Michelangelo Fitness» (da cui il nome dell'operazione), di via
De Goti, ad Angri. A gestirla Giovanni e Salvatore Cascone, padre e
figlio, di 67 e 34 anni, di Sant’Antonio Abate. L’indagine prende le
mosse il 2 febbraio 2005, quando viene intercettata una telefonata tra
il capoclan di Angri, Pietro Galasso e un ciclista. Al casello di Angri
i carabinieri arrestano il ciclista professionista molisano, Graziano
Recinella. In auto trenta grammi di cocaina e sostanze anabolizzanti. Da
qui scatta il blitz nella palestra e nelle abitazioni dei Cascone:
vengono rinvenute oltre diecimila dosi di anabolizzanti provenienti da
Cina, Giappone, Germania e Usa. Recinella, che nel frattempo trascorre
tre mesi a Poggioreale, inizia a fornire un contributo alle indagini.
Parte l'operazione «Michelangelo». In carcere finiscono i due già citati
titolari della palestra di Angri; ai domiciliari Daniele Masiani, 56
anni, di Campi Bisenzio, direttore sportivo della società di ciclismo
professionistico «V.C.A. OTC-Jessica-Pratesi-Colz». E ancora: Emiliano
Sponza, amico di Salvatore Cascone; il culturista Carmelo Tropeano, 50
anni, calabrese di Siderno, titolare della palestra «Lillo body line»;
Carmine Galletta, 30 anni, ciclista amatoriale di Pomigliano d'Arco e
Leonardo Guidi, 31 anni, pisano di Pontedera, ciclista professionistao.
Mentre la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel comune di
residenza è stata applicata al maratoneta
ALBERICO Di Cecco, a Michele Scotto D’Abusco, 23 anni, di
Ischia, ciclista professionista, licenziato dalla «Lampre-Saeco» di
Beppe Saronni ha trovato successivamente un contratto nella «Ceramiche
Flaminia» e Clemente Cavaliere, 27 anni, di Montoro Superiore, ad
Avellino, ciclista professionista tesserato con la «Aerospace
Engeneering». Risulta irreperibile Maurizio Vandelli, modenese di 41
anni, ciclista professionista della «Arbo Resch & Frisch Eybl». Per una
dodicesima persona, titolare di una palestra di Montoro Superiore, ma
originario di Cava de’ Tirreni, il gip non ha firmato il mandato di
cattura, in quanto si è detto non competente per territorio, investendo
dell’indagine la procura di Avellino. Altre sei persone risultano,
invece, indagate.
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| da Il
Mattino 21/04/2006 |
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Doping, indagati un avvocato e un
poliziotto |
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AMALIA DE SIMONE MICHELE INSERRA Vuole partecipare a tutti costi ai
campionati assoluti che si terranno a Padova
ALBERICO Di Cecco, l’atleta vincitore l’anno scorso della
maratona di Roma coinvolto nell’inchiesta della procura di Torre
Annunziata sul traffico di anabolizzanti. Il suo legale Tommaso Marchese
ha presentato al gip un’istanza di sospensione del provvedimento
cautelare (un obbligo di dimora) per consentirgli di partecipare alla
gara. Di Cecco appartenente alla squadra dell’arma dei carabinieri, è
accusato di ricettazione e condotta autodoping. Il filone d’indagine che
lo riguarda investe anche la competizione internazionale che si è
aggiudicato un anno fa: infatti dall’ordinanza richiesta dal pm
Immacolata Sica, emergerebbero contatti tra il campione e i due
principali indagati Giovanni e Salvatore Cascone (padre e figlio)
accusati di essere venditori all’ingrosso dei farmaci dopanti.
Sull’ipotesi che la vittoria di Di Cecco possa essere invalidata
l’avvocato Marchese replica che il suo assistito, dopo la martatona di
Roma fu sottoposto ai contolli antidoping che diedero risultato negativo
e che i farmaci sequestrati nella sua abitazione erano scaduti. Inoltre
precisa che la conversazione intercettata dai carabinieri in cui Cascone
si pavoneggiava con Di Cecco attribuendosi parte del merito della
vittoria, aveva tono scherzoso. Intanto è stato raggiunto dall’ordinanza
che lo obbliga agli arresti domiciliari anche il ciclista professionista
modenese Maurizio Vandelli,ieri irreperibile. I carabinieri lo hanno
rintracciato mentre rientrava dall’ Austria. Le indagini proseguono e si
concentrano su altri due ciclisti professionisti un 23enne di Sassuolo
vincitore l’anno scorso della settimana ciclistica lombarda, un 34 enne
trentino tesserato con la società belga “Quick Step – Innergetic”.
Entrambi sarebbero stati in contatto con i due grossisti di Angri. Nel
registro degli indagati figura anche il titolare di una palestra di
Montoro Superiore e il legale dei Cascone. L’avvocato del foro di Nocera,
avrebbe dato consigli telefonici al suo assistito Salvatore Cascone:
«Liberati subito di quella roba. Ci stanno addosso», avrebbe detto nella
conversazione. L’ipotesi di reato a suo carico è favoreggiamento. Il pm
sta valutando le loro posizioni e intanto tiene d’occhio anche un
finanziere e un poliziotto dell’Agro Nocerino. I due esponenti delle
forze dell’ordine non sono iscritti nel registro degli indagati.
L’inchiesta della procura torrese ha finora individuato i due
procacciatori di farmaci dopanti Salvatore e Giovanni Cascone, finiti in
galera, un carabiniere, Emanuele Sponsa, che secondo l’inchiesta come
seconda attività commerciava in anabolizzanti, un direttore sportivo di
una società ciclistica, Daniele Masiani, il titolare di una palestra
ella provincia di Reggio Calabria Carmelo Tropeano e i ciclisti Leonardo
Guidi, Maurizio Vandelli e Carmine Galletta. Oltre a Di Cecco sono
sottoposti all’obbligo di dimora anche i ciclisti Clemente Cavaliere e
Michele Scotto D’Abusco.
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