Guariniello : '' Il doping? Cancro esteso ''      

C’è chi ogni giorno si alza, si prepara, fa un’ora di palestra e poi combatte chi imbroglia nello sport. Ha la toga, gli occhialetti da professore, il fisico asciutto. È Raffaele Guariniello, magistrato classe 1941. Chi si dopa è nel suo mirino, chi (o cosa) provoca la Sla ha Guariniello come nemico.

Sport e doping: com’è la situazione in Italia?
– Non buona. Emerge un concetto di doping ad ampio spettro. Non solo le sostanze proibite, ma anche i farmaci leciti usati indebitamente su atleti sani con effetti dopanti. È un doping più raffinato ancora e il Tribunale di arbitrato dello sport e la Cassazione dopo il processo Juve hanno detto che lo è. Le farmacie nel calcio? Problema ancora serio.

E lo sport di base?
– Mi preoccupa. Oltretutto i procedimenti per reati sulla legge del 2000 (quella che in Italia ha trasformato il doparsi in reato) parlano di commercializzazione di sostanze proibite: è associazione a delinquere. Ci sono organizzazioni dietro e anche forte domanda.

Perché un calciatore non lo beccano e un ciclista sì?
– Forse per differenza di incisività nei controlli e di diffusione del fenomeno. Sconfortante il vedere la sistematicità con cui un ciclista fa un’impresa e viene beccato poco dopo.

Ma i controlli antidoping sono sufficienti?
– No. Quelli urine sangue riescono a beccare solo gli sprovveduti. Chi si dopa davvero sfugge ai controlli. Ora anche il Cera è vecchio, c’è in giro una nuova sostanza sconosciuta. Quindi anche fra chi si dopa si fa ricerca. Servono ben altri controlli.

Lei che propone?
– Perquisizioni, sequestri, intercettazioni. E la giustizia sportiva non ha queste armi. Le più grandi indagini le ha promosse la giustizia ordinaria. Torino 2006 fu emblematica: migliaia di controlli, una sola positività. Con una notte di perquisizioni noi facemmo di più.

Lei indaga anche su calcio e Sla.
– Sì, dopo che alcune vedove mi chiesero di verificare se c’era attinenza fra pratiche dopanti, uso di farmaci e le morti di Sla dei loro mariti calciatori. Su 24 mila calciatori l’incidenza di morte per Sla è stata 6 volte superiore al normale. Su 6 mila ciclisti zero casi, su 2 mila cestisti zero casi, su 12 mila rugbisti zero casi. Dobbiamo scoprire il perché. Ma devono aiutarci. Avremmo bisogno di più testimonianze dai calciatori, ma troviamo resistenza. Spero che anche Platini si ponga qualche domanda tipo: ma perché si indaga solo in Italia?