|
Doping, 7 arresti per ricette false e danno al servizio sanitario nazionale di 200mila euro |
|
|
|
PESCARA. Sette arresti per un giro di ricette false che avevano lo scopo di rastrellare medicinali anabolizzanti e doping. Questa mattina i carabinieri del Nas hanno notificato sette ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Pescara. Due persone sono agli arresti domiciliari (L. F., di anni 31, e di C. F. di anni 39, entrambi di Montesilvano); 4 persone sono agli obblighi di dimora; una persona all’obbligo di presentazione alla polizia. Un’ottava persona, da sottoporre all’obbligo di presentazione alla P.G., è attualmente ricercata. L’indagine nasce da un’attività investigativa del Nas di Pescara, coordinata dalla Procura della Repubblica e dal colonnello Marcello Sciarappa, iniziata nel 2009, grazie al sequestro presso le farmacie ospedaliere di Pescara, Chieti e Atri, di numerose ricette del servizio sanitario locale falsificate nella firma dei medici convenzionati. Tutte le ricette riportavano la specifica di un farmaco preciso anabolizzante “Genotropin” a base di somatropina o ormone della crescita. Gli accertamenti successivi consentivano di identificare gli autori del raggiro in danno delle farmacie ospedaliere, utilizzato per il procacciamento illegale di farmaci anabolizzanti che, successivamente, venivano venduti ad atleti praticanti il “body building” presso alcune palestre. Le intercettazioni telefoniche, disposte dalla Procura di Pescara, ed i sequestri di ricette e farmaci, avrebbero confermato l’esistenza di un’organizzazione criminale dedita all’approvvigionamento di farmaci dopanti tramite ricette ripetibili (ricette bianche) e del Servizio sanitario nazionale, recanti intestazioni di medici inesistenti, alla commercializzazione dei prodotti dopanti, determinando significativi danni patrimoniali al Servizio Sanitario, considerato l’elevato costo del farmaco trafugato (50-60 euro a dose). Dunque la procura ha stimato un danno potenziale di 200mila euro. L’esecuzione di perquisizioni domiciliari, eseguite mesi fa, a carico delle 36 persone coinvolte nell’illecita attività, consentivano di sequestrare oltre 7.000 compresse e fiale di medicinali ad effetto dopante (molte delle quali di provenienza estera ed alcune destinate all’esclusivo uso veterinario), quasi 5.000 ricette in bianco o falsificate e timbri sottratti ad ignari medici di base ed utilizzati per l’approvvigionamento di anabolizzanti. 29/11/2011 07:35 |
“Il calcio? Campioni di omertà sul doping”
28 novembre 2011
Jean-Pierre de Mondenard, medico sportivo, parla delle pratiche illecite nello sport
Il calcio è lo sport campione di omertà: secondo Jean-Pierre de Mondenard, medico sportivo esperto di doping, la lotta contro il fenomeno ha fallito completamente, nascondendosi in un silenzio omertoso che non aiuta a identificare chi inganna.
IL CASO SPAGNOLO - La discussione nasce da un articolo in cui Yannick Noah, ex tennista e cantante francese, denunciava la leggerezza con cui in Spagna si passa sopra ai casi di doping nello sport. Gli sportivi di oggi sembrano tutti più veloci, più scattanti, più resistenti e più potenti di quelli di qualche anno fa, ma come è possibile? Hanno scoperto nuove tecniche, nuove forme di energia? Qual è il trucco? Secondo Noah, è semplice: il doping. Vincono coloro che “scivolano” tra le fessure, utilizzando prodotti ancora non identificabili dai controlli, sono i più veloci a testare nuovi prodotti. Secondo Noah, in In Spagna il caso di Fuentes, il più grande scandalo di doping della storia, si è smontato in pochi istanti, e con esso tanti altri casi. Sembra che gli “eroi” sportivi siano troppo importanti per non venir perdonati, anche a costo di passare sul problema del doping. CRITICA COMPRENSIBILE - Secondo de Mondenard, Noah ha ragione a tirare in causa la Spagna. La presunta innocenza getta al vento qualsiasi campagna anti-doping. Visto l’alto numero di casi di doping tra sportivi, segnalati anche dalla polizia, è il caso di avere sospetti. “La storia insegna che, ogni volta che un paese eccelle in uno sport, dietro c’è il doping. Un fenomeno che si è verificato in Cina nel nuoto nei primi anni 1990, l’Italia con il ciclismo, la Giamaica recentemente con una serie di velocisti drogati, la Russia, gli Stati Uniti… Tra le affermazioni dell’ex vincitore del Rolland Garros, la colpa non è degli spagnoli, ma sta naturalmente nell’incapacità di chi lotta contro il doping di identificare i “trucchi”.
I PROBLEMI DELLA LOTTA - Il problema più grande della lotta anti-doping, secondo il medico sportivo, è che gli atleti prendono sostanze che i laboratori non sono in grado di identificare, perdendosi a cercare sostanze che nel frattempo gli sportivi non prendono più. Un problema che si è sempre verificato, nonostante qualsiasi Stato si affanni a dichiarare di aver i migliori laboratori di tutto il mondo. Il secondo problema è che la comunità scientifica è sempre troppo in ritardo: nel 1960 considerava gli anabolizzanti alla stregua delle vitamine. Nessuna federazione internazionale può provare che le competizioni siano pulite, ma si vantano che “non esiste doping nello sport” ogni volta che raccolgono un numero esiguo di test positivi. Si tratta di ipocrisia di un sistema che non funziona da 50 anni e che punisce gli unici atleti puliti. Il pubblico viene influenzato dai media, non esiste una ferma opinione pubblica a riguardo del doping, ma semplicemente reazioni a seconda di ciò che i giornalisti riportano.
CALCIO E OMERTA’ - Sempre secondo Jean-Pierre de Mondenard, il calcio è campione del mondo di omertà. Il belga Bertrand Crasson, che ha giocato al Napoli dal 1996 al 1998, ha raccontato di essersi sottoposto a due iniezioni settimanali. Naturalmente, gli allenatori del periodo in questione negano l’esistenza di simili pratiche. Bortolo Mutti, che allenava la squadra nel 1997, si difende affermando che “simili pratiche non erano nella nostra cultura, né mia né quella dei miei colleghi”. Per minimizzare le dichiarazioni di Crasson, un altro allenatore poi ha dichiarato di “non ricordare quel giocatore. Sono passati tanti anni. Non vi era alcun doping al Napoli. Non scherzo”. Così, nel 1958, un ex calciatore del Bologna, Gerardo Ottana, che diventerà un medico, apre un’indagine sul calcio, dimostrando che il 27% dei giocatori nel calcio italiano utilizzava anfetamine, il 62% usava stimolanti per il cuore o la respirazione e il 68% utilizzava ormoni e steroidi anabolizzanti. E oggi? Perché Zidane, esempio celebre, non è mai stato indagato con attenzione? Lo sport di oggi mostra prestazioni miracolose sulle quali nessuno vuole indagare.
Doping, Torino. Il ciclista-inferiere patteggia due anni
ORINO, 28 NOV – Silvio Schiari, 45 anni, uno dei ciclisti amatori piu' noti del Piemonte ritenuto dall'accusa uno dei due personaggi chiave dell'inchiesta sul doping con un centinaio di indagati che, nello scorso settembre, ha portato a otto arresti, ha patteggiato una pena (sospesa) di due anni di reclusione per ricettazione e traffico di sostanze dopanti.
L'uomo e' accusato di avere sottratto farmaci (tra cui epo e nandrolone) dall'ospedale Mauriziano di Torino dove lavora. Con quello di oggi salgono a 11 i patteggiamenti nell'inchiesta.
Schiari, ciclista del Team Miccoli (sciolto in seguito all'apertura dell'inchiesta), difeso dall'avvocato Antonio Foti, aveva inizialmente proposto una pena a un anno e otto mesi, ottenendo parere favorevole da parte del pm Gianfranco Colace. Ma il gip Roberto Salerno ha imposto una pena che esaurisse tutto il periodo di sospensione condizionale.
L'unico rimasto in carcere degli otto arrestati e' Davide Posca, ritenuto dall'accusa l'altra figura chiave dell'inchiesta in quanto avrebbe rifornito i ciclisti del Team Miccoli e altri sportivi di farmaci illeciti procacciati su Internet. .
28 novembre 2011 | 21:36